Mercato del vino 2026: consumi globali, preferenze e dati italiani

ES
9 settembre 2024 · 10 min di lettura
Aggiornato il 15 settembre 2026
Analisi del mercato vinicolo italiano nel 2026

Il consumo di vino è un indicatore chiave delle preferenze culturali, delle tendenze economiche e dei cambiamenti sociali. L’Italia resta il primo produttore mondiale — ma il quadro in cui difende quel primato è cambiato radicalmente rispetto a due anni fa. I consumi mondiali sono ai minimi da quasi settant’anni, le vendite dei maggiori produttori italiani sono in calo e la crescita non è più lo scenario di base. In questo articolo analizziamo i dati più recenti, dal contesto globale ai numeri italiani, con le previsioni per il 2026.

Mercato globale: un consumo che si contrae

Secondo l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), nel 2025 il consumo mondiale di vino si è attestato a 208 milioni di ettolitri, in calo del 2,7% sul 2024. È il livello più basso dal 1957: rispetto al 2018 il consumo globale è arretrato di circa il 14%.

La produzione, invece, ha tenuto: 227 milioni di ettolitri, in crescita dello 0,6%. È questo lo squilibrio che definisce il mercato attuale — si produce più di quanto si beva, e la pressione si scarica sui prezzi dello sfuso e sui margini.

Nel 2025 nove dei dieci maggiori mercati mondiali hanno registrato consumi in calo. Gli Stati Uniti restano il primo mercato con 31,9 milioni di ettolitri, ma perdono il 4,3%.

Europa

L’Europa continua ad avere il maggior consumo pro capite al mondo, ma i mercati storici — Francia, Italia, Spagna — arretrano in modo strutturale. Le cause sono demografiche e culturali: popolazione che invecchia, stili di vita più attenti alla salute, e soprattutto una trasmissione generazionale del consumo di vino che si è interrotta.

Nord America

Il calo statunitense del 4,3% è la notizia più rilevante del 2025, perché gli Stati Uniti sono stati per vent’anni il motore della domanda premium. Sul mercato pesano l’incertezza sui dazi, il riposizionamento della distribuzione e un ricambio generazionale che non sta scegliendo il vino.

Asia e mercati emergenti

La Cina non ha ripreso i volumi del decennio 2010-2020. Giappone e Corea del Sud si confermano mercati sofisticati ma piccoli, concentrati su premium e bollicine. India e Brasile crescono da una base molto bassa: sono una prospettiva, non ancora un sostegno ai volumi globali.

Come sono cambiate le preferenze

Negli ultimi 25 anni le preferenze dei consumatori si sono trasformate in modo che va oltre la semplice variazione di quote di mercato.

Le varietà: tradizione e nuovi profili

Le varietà classiche come Cabernet Sauvignon e Merlot continuano a dominare, ma perdono quota a favore di profili più leggeri. Il Pinot Noir cresce grazie al bouquet raffinato e alla domanda di vini meno strutturati. Tra i bianchi lo Chardonnay mantiene la leadership, mentre crescono varietà come il Viognier e l’Albariño, apprezzate per la freschezza aromatica.

Vini naturali, biologici e dealcolati

Le tendenze legate ai vini naturali, biologici, vegani e a bassa solfitazione continuano a influenzare le scelte d’acquisto, ma i numeri vanno letti con precisione. Nel 2025 i vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato dei maggiori produttori italiani, con vendite in calo dello 0,8%: una quota consolidata, non più una frontiera in espansione rapida.

I vini No-Low Alcol restano invece sotto lo 0,5% del mercato. Se ne parla molto più di quanto si vendano — utile ricordarlo quando si leggono previsioni entusiastiche sul segmento.

La polarizzazione, e cosa è cambiato

Per anni il mercato si è polarizzato: crescita nella fascia alta, tenuta in quella bassa, sofferenza al centro. Nel 2025 quella dinamica si è attenuata in un modo poco rassicurante — cala tutto, e la fascia intermedia semplicemente cala di più (-3,1%) rispetto ai basic (-2,7%) e ai premium (-2,2%).

Il premium resiste meglio, ma non cresce più. È una differenza sostanziale rispetto alla lettura corrente del mercato.

Il mercato italiano: produzione, export e consumi interni

L’Italia si conferma primo produttore mondiale con 44,4 milioni di ettolitri, il 19,7% del totale, in leggera crescita sul 2024 (+0,7%).

Il dato interno racconta però un’altra storia: i consumi nazionali sono scesi del 9,4%, passando da 38 litri pro capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. L’Italia produce ai massimi e beve ai minimi.

A tenere il settore è l’estero. Il saldo commerciale italiano è cresciuto in vent’anni a un tasso medio annuo del 5%, da 2,7 miliardi di euro nel 2005 a 7,2 miliardi nel 2025. L’Italia è primo esportatore mondiale per quantità (21 milioni di ettolitri) e secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro agli 11,2 miliardi della Francia).

Il 2025 dei produttori italiani: vendite, margini e canali

L’indagine dell’Area Studi Mediobanca copre 255 società di capitali con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi, metà dei quali oltreconfine. È il campione più solido disponibile sul settore.

Vendite in calo, export più debole del mercato interno

Nel 2025 le vendite complessive sono diminuite del 2,8% sul 2024. Il mercato estero (-3,4%) ha fatto peggio di quello nazionale (-2,2%) — un’inversione rispetto agli anni in cui l’export compensava la debolezza interna.

Nel dettaglio geografico: -6,3% negli Stati Uniti (che valgono il 70% del Nord America), -2,8% nei Paesi UE (37,2% del totale), mentre il Regno Unito ha sostanzialmente tenuto (-0,7%).

Margini in peggioramento

È il dato che distingue questa fase da un semplice rallentamento dei volumi:

  • Ebitda -4,2%
  • Ebit -9,5%
  • Risultato netto -7,5%

I margini calano più delle vendite. Significa che i produttori stanno assorbendo il calo dei prezzi dello sfuso e i costi della filiera senza riuscire a scaricarli a valle.

Dimensione aziendale: chi soffre di più

Le società con fatturato 2024 inferiore ai 30 milioni hanno perso il 3,5%, e quelle capital intensive — con immobilizzazioni materiali oltre il 30% dell’attivo — il 3,7%. La scala e la leggerezza patrimoniale, in questa fase, proteggono.

I canali di vendita

CanaleVar. 2025Quota di mercato
Ho.Re.Ca.-2,0%17,2%
Enoteche e wine bar-5,1%5,5%
Vendite dirette-1,0%7,8%
Siti internet aziendali-2,4%
Piattaforme terze-3,6%

L’online non è più il canale in crescita strutturale del post-pandemia: cala, e cala più sulle piattaforme terze che sui siti dei produttori.

Prodotti: le bollicine tengono

Gli spumanti si confermano il segmento più resistente, con vendite complessive in calo dell’1,5% contro il -3,3% degli altri vini. È la conferma di un trend pluriennale e, per i produttori italiani, l’asset competitivo più solido.

I top player del vino italiano

AziendaFatturato 2025 (€ mln)Var. sul 2024
Cantine Riunite-GIV635,1-4,6%
Argea462,9-0,3%
IWB395,9-1,5%
Caviro351,3-8,8%
Antinori259,7-0,7%
Herita Marzotto Wine Estates246,7-0,6%
Cavit242,8-4,1%
La Marca234,7-6,5%
Terre Cevico213,2+3,4%
Mezzacorona213,0+0,3%

Alcune aziende hanno una quota di export quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 95,7%, Argea il 93,8%, Ruffino e Fratelli Castellani superano il 90%.

Le regioni del vino

Il Veneto si conferma la prima regione vinicola d’Italia, con un quarto dei volumi nazionali e oltre il 35% del valore. Guida anche le esportazioni, con più del 35% dell’export italiano, doppiando Piemonte e Toscana (ferme al 15% ciascuna).

Seguono per valore l’Emilia-Romagna (8,8%, con il 12,4% dei volumi) e il Piemonte (7,6% del valore, 4,4% dei volumi). La Puglia è la regione con il maggior divario tra quantità e valore: 15,2% dei volumi contro il 7,4% del valore.

Sui bilanci, il primato della redditività è toscano: Ebit margin al 15,5%, il migliore d’Italia.

Cosa aspettarsi nel 2026

Qui i dati dicono due cose apparentemente contraddittorie, e vale la pena tenerle insieme.

Da un lato, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi negli ultimi cinque anni, e circa due terzi si aspettano che la tendenza prosegua. Dall’altro, il 58% dei maggiori produttori prevede per il 2026 una crescita delle vendite complessive, e il 70% continua a ritenere il settore attrattivo.

La lettura più coerente è che il settore non si aspetti un ritorno dei volumi, ma una selezione: meno imprese, più grandi, più focalizzate sul valore.

Le leve su cui puntano i produttori

  • Diversificazione dell’offerta — 72% delle imprese
  • Apertura o sviluppo di nuovi mercati — 64%
  • Marketing e comunicazione — 60%
  • Presidio dell’intera filiera come modello organizzativo — 50%
  • Nuovi canali di vendita e sostenibilità — circa 45%

Sul fronte degli investimenti, nel 2025 la spesa complessiva è aumentata del 3,5%, concentrata su cantina (90% dei casi), efficienza energetica (77%) e tecnologia (57%). In controtendenza la pubblicità: -5,4%, scesa al 2,6% delle vendite. Si investe in produzione, non in domanda.

Digitalizzazione e IA

La digitalizzazione continua a trasformare il settore: dall’intelligenza artificiale applicata alla viticoltura alla tracciabilità in blockchain, fino alle app di abbinamento. Vale però la nota di realismo vista sopra: nel 2025 le vendite online sono calate, sui siti aziendali (-2,4%) come sulle piattaforme terze (-3,6%). La tecnologia sta migliorando la produzione più di quanto stia ampliando il mercato.

Conclusione

Il mercato del vino è entrato in una fase diversa da quella del decennio scorso. I consumi mondiali sono ai minimi dal 1957, la produzione resta sopra la domanda, e in Italia le vendite dei maggiori produttori calano del 2,8% con margini che arretrano il doppio.

L’Italia mantiene però posizioni difendibili: primo produttore mondiale, primo esportatore per volume, un saldo commerciale a 7,2 miliardi e un segmento spumanti che tiene meglio di tutto il resto. La sfida non è più capitalizzare una crescita, ma scegliere dove stare in un mercato che si restringe — e i produttori sembrano averlo capito, se il 72% indica nella diversificazione la leva principale.

Domande frequenti sul mercato del vino (FAQ)

Quanto vino si consuma nel mondo?

Nel 2025 il consumo mondiale è stato di 208 milioni di ettolitri, in calo del 2,7% sul 2024 e al livello più basso dal 1957. Rispetto al 2018 la contrazione è di circa il 14%.

L’Italia è il primo produttore di vino al mondo?

Sì. Con 44,4 milioni di ettolitri nel 2025, pari al 19,7% della produzione mondiale, l’Italia è il primo produttore. È anche il primo esportatore per quantità e il secondo per valore, dietro alla Francia.

Quanto vino bevono gli italiani?

Il consumo interno è sceso a 35,6 litri pro capite all’anno nel 2025, dai 38 litri del 2022: un calo del 9,4%.

Quali segmenti del mercato tengono meglio?

Gli spumanti, con vendite in calo dell’1,5% contro il -3,3% degli altri vini, e i vini premium (-2,2%). Soffre di più la fascia di prezzo intermedia (-3,1%).

Il mercato del vino tornerà a crescere nel 2026?

Il 58% dei maggiori produttori italiani si attende una crescita delle vendite nel 2026. Allo stesso tempo, due terzi ritengono che il calo strutturale dei consumi proseguirà: l’attesa è di un mercato più selettivo, non di un ritorno ai volumi precedenti.


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